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il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa entrano nel campo di concentramento di Auschwitz. E’ forse in seguito a questo evento che il mondo prende compiutamente coscienza di quanto avvenuto nell’olocausto. La consapevolezza dello sterminio sistematico di sei milioni di ebrei si configura come un vero e proprio shock collettivo, un evento stigma nella memoria della comunità mondiale.

L’olocausto non è certo l’unico caso di genocidio nella storia dell’umanità, e nemmeno il più sanguinoso: non sono solo le sue dimensioni impressionanti o la sua “vicinanza geografica” a rendere questo evento tanto terribile e denso di significato. Ciò che davvero impressiona dello sterminio ebreo è la sua sistematicità: l’idea che l’eliminazione totale di una “razza” sia stata progettata sin nei minimi particolari, come un atto burocratico, e messa in atto con perizia e puntualità ineccepibili. Ciò che impressiona è l’idea che un alto numero di persone “sapessero” quello che stava accadendo, e anzi fossero quotidiani complici di questo abominio, lavorassero e si applicassero alla realizzazione della “soluzione finale” come ad un qualsiasi altro progetto del regime. Ciò che impressiona è l’orrore di una violenza totalmente spersonalizzata, fredda, metodica, perpetrata su larghissima scala con mezzi efficienti e ben organizzati. Niente a che vedere con tutto quello che l’umanità aveva visto fino a quel momento: eccidi sanguinosi e terribili, ma resi comprensibili (non giustificabili, comprensibili) dal fatto di essere stati compiuti in un furore omicida, in un impeto passionale e non cerebrale. L’olocausto ha messo il mondo di fronte ad un nuovo tipo di violenza, ad un nuovo tipo di malvagità. Ha obbligato l’umanità a fronteggiare i suoi lati più oscuri e la sua manifestazione più terribile e, appunto, “disumana” e “disumanizzante”. Ma soprattutto l’olocausto è stato riconosciuto come il frutto di una società, di una mentalità e di un modus operandi tipicamente occidentali. E questo per il “mondo civilizzato” è fortemente shockante.

E come è stato possibile tutto ciò? Grazie a secoli di antisemitismo, naturalmente, grazie al fatto che gli ebrei fossero storicamente dei perfetti e “collaudati” capri espiatori. E la necessità di individuare un capro espiatorio induce a diverse riflessioni sui meccanismi della società umana. Ma soprattutto grazie alla propaganda. Martellante, univoca, diffusa. La propaganda è stata capace di diffondere ampiamente e in ogni strato della popolazione, anche negli intellettuali e negli scienziati (che anzi contribuirono non poco al consolidarsi delle idee razziali e razziste), un’idea che oggi ci appare assurda e abominevole: che un popolo sia intrinsecamente dannoso e vada eliminato in nome della purezza della razza ariana. Penso che sia necessario, per quanto terribile, riconoscere che, sebbene solo pochi fossero al corrente dello sterminio in corso, l’idea dell’eliminazione degli ebrei fosse comunemente accettata e giustificata. E ciò ha reso l’olocausto possibile. Questo ci dovrebbe mettere in guardia sul potere dell’informazione, della narrazione, della propaganda.

Un’altra questione su cui volevo riflettere oggi è come la vicenda dell’olocausto abbia generato e continui a generare intorno a sé un florilegio impressionante di opere, film e libri relativi ad esso, con un taglio più o meno documentaristico. Certamente c’è la volontà e la necessità, di ricordare. Certamente c’è la fascinazione per un avvenimento che, come ho detto, ha segnato profondamente l’umanità (intesa come inconscio e memoria collettiva). Ma d’altra parte, secondo la mia opinione, pochissime di queste opere riescono ad essere veramente e autenticamente drammatiche, a dispetto di un soggetto incredibilmente drammatico. L’olocausto è uno dei pochissimi eventi storici di cui preferisco ascoltare una testimonianza che leggere un romanzo. E’ come se l’uomo si riconoscesse incapace di comprendere fino in fondo, o di compatire, e quindi di creare una narrazione efficace. E’ come se l’olocausto fosse un “pensiero-limite”, troppo prossimo al concetto di male assoluto, inafferrabile come tutto ciò che è estremo.

Parlare di un tema come questo è sempre difficile. In un certo senso si avverte che qualsiasi parola è inutile. Le testimonianze raccolte sono innumerevoli, eppure si continua a raccogliere nuove memorie, come in un’ansia che tutto ciò venga dimenticato o negato. Una preoccupazione del resto giustificato. Qualunque mente sana tende a rimuovere un ricordo shockante.

Ma il valore della memoria è uno dei più alti dell’umanità.

E quindi oggi voglio ricordare.

Ebrei 5,9 milioni
Prigionieri di guerra sovietici 2–3 milioni
Polacchi non Ebrei 1,8–2 milioni
Rom e Sinti 220.000-500.000
Disabili e Pentecostali 200.000–250.000
Massoni 80.000–200.000
Omosessuali 5.000–15.000
Testimoni di Geova 2.500–5.000
Dissidenti politici 1-1,5 milioni
Slavi 1-2,5 milioni ]


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Violattitudine

Un blog poliedrico e indefinibile quanto la sua autrice: una diciottenne, studentessa, normalmente atipica, con mille interessi e un bisogno costante di ore supplementari; una ragazza alla ricerca di un equilibrio, di un proprio posto nel mondo. Queste pagine sono la finestra da cui guarda il mondo: un luogo dove affrontare le piccole questioni della quotidianità, dare spazio e parole alle proprie passioni, e allo stesso tempo cercare di comprendere ed interpretare la complessità del presente. Un contenitore di pensieri, riflessioni, analisi, impressioni, suggestioni, immagini. Uno spazio web dove cercare confronto e dibattito. Ma soprattutto uno zibaldone senza regole, limitazioni e confini.

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